Con questo tweet Enrico Letta ha festeggiato l’esito delle elezioni amministrative del 3-4 ottobre:

 

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C’è chi invece ha voluto leggere nel voto particolari significato simbolici, come Il primario del reparto Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova (nonché virologo televisivo) Giorgio Bassetti: a suo parere, i vaccini sono stati i veri trionfatori, perché ritiene che la consultazione “abbia premiato la scienza e la medicina e che siano stati bastonati alle urne quei partiti che sono andati contro la scienza, che hanno portato avanti l’anti-vaccinismo”. Al di là questa posizione personale, la grancassa mediatica ha indicato nel voto un chiaro segnale di fiducia  verso l’operato del governo Draghi e il suo ‘riformismo’, che riscuoterebbe pertanto il consenso della maggioranza dei cittadini, mentre sarebbero stati sconfessati ‘sovranisti e populisti’.

Chi non si lascia abbindolare dalla semplice esposizione dei valori percentuali ed è consapevole di quanto l’astensionismo possa gonfiare i  numeri (a livello nazionale, ha votato solo il 54,7% degli aventi diritto), sa bene quanto sia vuota la retorica del ‘trionfo’. Se esaminiamo le principali città coinvolte dal voto (dove in tutte l’affluenza è stata inferiore al 50%), constatiamo addirittura candidati sindaci del centro-sinistra perdenti del passato (il caso di Ferrante a Milano è emblematico) capaci di ottenere molti più voti di quelli attualmente vittoriosi al primo turno.   

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Quindi, al di là di panegirici e simbolismi soggettivi, il risultato del voto si deve a due fattori sinergici:

 

Nella migliore delle ipotesi, le nuove amministrazioni rappresentano un 35% scarso della cittadinanza, quindi, benché godano della legittimazione giuridica a governare, mancano di quella politica. Ciò deve significare ampi margini di manovra per i gruppi di cittadini organizzati e, soprattutto, molto poco spazio per il verticismo da parte dei nuovi sindaci, i quali devono rendersi conto di rappresentare  veri e propri governi di minoranza. Se la democrazia non viene ridotta al rito di apporre una croce su di una scheda ogni tot anni, dovrebbe trattarsi di una constatazione abbastanza scontata.

32 Responses

  1. Purtroppo l’astensionismo non lo considera nessuno. Bisogna crearsi spazi indipendenti dalla politica in cui provare a vivere e autogestirsi come individui e comunità, ma al tempo stesso fondare nuovi partiti con idee radicalmente diverse. Decrescita, ecologismo radicale, una nuova idea di sovranità popolare, decentramento del potere, ripensamenti un po’ di tutto ciò che diamo per scontato adesso…
    M5S e Lega hanno cominciato con delle idee e fatto più o meno il contrario, se non nelle loro idee peggiori, che invece hanno continuato a portare avanti.
    La nostra democrazia si sta trasformando in Confindustriocrazia (dove non Mafiocrazia direttamente) e stiamo delegando sempre più poteri all’ “Europa” dove, si è capito, fanno più o meno quello che vogliono.

  2. Gaia, anche stavolta confermi di avere le idee molto confuse. Da una parte auspichi che le singole persone pensino a “salvarsi” rifugiandosi, come gli scampati a qualche immane pandemia, a condurre in beata solitudine ( evidentemente per te tutti possono permettersi di avere una casa isolata con attorno un più o meno vasto pezzo di terra dove condurre esperimenti di sopravvivenza!) una vita autarchica ed anarchica e contemporaneamente auspichi la creazione di un nuovo partito politico. Per definizione i partiti (contraddicendo l’etimologia) sono delle sovrastrutture intese a regolare-dirigere l’intera società. Fintanto che rappresentano gli interessi egoistici di una sola parte, restano movimenti di opinione. Rispettabili fin che si vuole, ma limitati agli interessi di una minoranza. I due partiti che hai giustamente citato, ne sono una prova. Nel momento in cui si sono trovati al potere (oltre a evidenziare i limiti di un’assurda alleanza con ideologie contrapposte), per i pentastellati è arrivato al dunque il limite della puerile ideologia del “vaffa” contro tutto e tutti e uno alla volta hanno contraddetto e rinnegato tutti i dogmi della loro ingenua fede. E i leghisti, si sono resi conto di quanto sia diverso governare a livello locale (con una popolazione in maggioranza culturalmente affine alla loro ideologia: che non condivido, ma che capisco) e a livello nazionale, dove bisogna mettere d’ accordo Weltanschauung e sistemi economici molto diversi. A tutto questo aggiungi le difficoltà di convivere in un sistema comunitario ed in un mondo globalizzato, per cui ogni decisione politico-economica ha delle conseguenze ed è condizionata da situazioni sovranazionali.
    E’ in questa continua dicotomia tra l’Etica dei Principi (alcuni dei quali anche condivisibili) e l’Etica della Responsabilità (o delle conseguenze) che l’ideologia decrescitaria mostra i suoi limiti più evidenti.

    1. @Franco
      1) La cosiddetta “ideologia decrescitaria” a mio avviso ancora non esiste, perchè l’idea di decrescita non mi risulta essersi configurata come impianto ideologico pensato davvero per l’applicazione attuale su grande scala come politica economica. E’ solo un insieme di “desiderata”, che i detrattori considerano utopie e i sostenitori considerano mete ove gettare il cuore, oltre l’ostacolo della realtà vigente.
      2) Non è dunque l’Etica delle Responsabilità a porsi in contraddizione con l’Etica dei Principi, in quel caso. Perchè non è di per sè irresponsabile, gettare il cuore oltre l’ostacolo: si vorrebbe essere responsabili nell’ottica del futuro (non necessariamente lontano), più che del presente (spesso miraggio per i “pragmatici”).
      3) La contraddizione tra tali due Etiche riguarda invece in pieno i partiti, quando si può dar loro il beneficio della buona fede. Il quale può anche starci ma non è affatto scontato, sia alle loro varie origini, sia in ogni momento della loro evoluzione o involuzione.
      4) Ne consegue che non si possono accomunare le difficoltà delle idee decrescitarie con quelle dei partiti, sotto lo stesso tetto di quella contraddizione. Al di là delle complicazioni filosofiche, sempre tralasciando situazioni di malafede, più che di “contraddizioni” parlerei di “difficoltà alla prova delle scelte concrete”. Ciò accomuna proprio tutti. Anche i quattro amici al bar che aborrono sia i partiti sia la decrescita, o neanche sanno cosa siano davvero.
      5) Se i Principi danno la direzione e la Responsabilità dà la forma alle scelte pensate, si costruisce l’ideologia e si ottiene come frutto un progetto di politica economica degna di questo nome. Questo dovrebbe essere compito precipuo di un “partito”, secondo me.
      6) Anche così, non ci sono solo i partiti. Si vive, chi più chi meno, anche per sè: non solo per la collettività. E se la vita propria dà buoni frutti per la collettività, meglio. Non è dunque esecrabile, chi “sperimenta” una propria nicchia di sostenibilità e non riesce ad elaborare un’ideologia vera e propria. Non è esecrabile, a maggior ragione, chi fa tale sperimentazione con una sua ideologia, senza farne partito.

  3. Franco: “Da una parte auspichi che le singole persone pensino a “salvarsi” rifugiandosi, come gli scampati a qualche immane pandemia, a condurre in beata solitudine”. Non ho detto né auspicato niente del genere né parlato di case isolate. Ma la tua tecnica è attribuire all’interlocutore le idee che ti fanno comodo per poi ridicolizzarle, per cui non vale la pena discutere.

    Antonino, il fatto che una cosa a te non risulti non significa che non sia successa.

  4. Gaia: mi sono solo limitato a commentare quanto tu hai scritto. Te ne sei già pentita?
    Antonino: se analizzi i picchi di maggiore successo e considerazione da parte dei media nei confronti dell’ ideologia decrescitaria, ti accorgerai di come coincidano con gli interessi del Sistema. E’ innegabile che Latouche e Pallante abbiano avuto il massimo della notorietà e visibilità mediatica una decina di anni fa e cioè in piena crisi economica, quando al Sistema faceva comodo dimostrare che “tirare la cinghia” e la regressione del PIL fosse “figo” ed auspicabile. Passata quella crisi “stranamente” questi ideologi hanno perso appeal, eccetto che tra i seguaci di movimenti reazionari fautori dell’eugenetica. Di fatto poi il Sistema ha continuato a sfruttare alcuni specifici ideali decrescitari perché ha capito che ad assecondarli e poi promuoverli opportunamente c’è molto da guadagnare. L’esempio più evidente è quel Bio, che ideologicamente si propone di produrre meglio con meno. Se si analizzano bene i dati ci si accorge che invece alla prova dei fatti è un metodo che produce alimenti qualitativamente analoghi (e spesso anche peggiori) a quelli dell’agricoltura tradizionale, consumando però più suolo e più energia (il calcolo va fatto per kg di prodotto ottenuto) e di conseguenza anche con maggiori costi marginali. Avendo però il vantaggio di un target di consumatori più ricco della media, seguendo la logica del “piatto ricco mi ci ficco”, le maggiori multinazionali ci sono sono fiondate e da anni stanno promuovendo il settore con opportune campagne di disinformazione di massa. Le prove? Jeff Bezos proprietario di Amazon, diventata in pochi anni la maggiore superpotenza commerciale al mondo, nel 2017 ha acquistato la catena di supermercati Bio della Whole Foods (13,7 miliardi di dollari) , già all’epoca la più grande al mondo e grazie al suo immenso potenziale commerciale ne ha già moltiplicato il giro d’affari. Lo stesso stanno facendo varie multinazionali della GDO sia italiane che straniere (come Auchan o Carrefour tanto per citarne due che conosco bene) per ogni metro quadrato di spazio di supermercato destinato alla vendita di Bio, (OGM-free, Gluten-free, fat-free e altre stupidaggini simili) guadagnano dalle tre alla quattro volte di più che il restante spazio. Resta da citare l’Ikea: multinazionale con la coscienza molto sporca per la produzione di mobili a basso costo prodotti in vari paesi poveri in condizioni disumane e con costi ambientali enormi) che fa greenwashing offrendo e vendendo solo cibi Bio nei suoi ristoranti interni. E nonostante tutto questo ancora credi che la Decrescita sia basata solo su desiderata che non essendosi mai realizzate siano innocenti?
    Altri ideali, o meglio idiosincrasie come ad esempio quella contro la TAV (che per fortuna nonostante i ritardi si sta realizzando) denotano evidenti contraddizioni e miopie. Chiunque abbia a cuore l’ambiente sa quanto il trasporto di merci e persone su rotaia sia più ecocompatibile rispetto al trasporto su gomma o ala. E chiunque abbia un minimo di buon senso sa bene che una linea ferroviaria esistente ed importante come quella che già unisce l’Ovest con l’Est dell’Italia e dell’Europa, non possa essere interrotta se non per poche ore notturne, per cui di fatto è impossibile migliorarla/potenziarla. La linea già esistente ha più di 150 anni ed è in pratica una metropolitana di superficie che congiunge tutti i maggiori centri abitati poco a sud delle Alpi. Nonostante queste premesse che anche i bambini capiscono, l’ideologia decrescitaria contina ad essere ferocemente su posizioni anti-TAV. Per esperienza, per giudicare, invece che basarmi su astratte e fumose teorie, chiedo direttamente cosa ne pensano i suoi seguaci. Non conosco molti decrescitari, ma di quelle poche decine con cui ho avuto modo di confrontarmi ho rilevato di come siano contro ogni soluzione “tecnologica”. Restando solo in tema di energia, sono contemporaneamente contro il nucleare (aargh!), contro l’eolico perché deturpa l’ambiente ed ammazza gli uccellini; contro il fotovoltaico perché poco efficiente, costoso e “presto non ci saranno più materie prime!”; contro dighe grandi e piccole perché impediscono ai salmoni di risalire la corrente (giuro, l’ho sentito ad una conferenza e tra le decine di presenti decrescitari tutti annuivano convinti!); contro le biomasse perché sottraggono terreno alla produzione di cibo; contro il riscaldamento a legna perché inquina (essendo tutti cittadini, non sarebbe nemmeno fattibile!), ecc. ecc.
    Definiscili pure desiderata, ma fintanto che si rimane a questi livelli, la componente dei decrescitari, resterà poco utile (se non dannosa) a soluzioni e politiche migliorative.

    1. E’ innegabile che Latouche e Pallante abbiano avuto il massimo della notorietà e visibilità mediatica una decina di anni fa e cioè in piena crisi economica, quando al Sistema faceva comodo dimostrare che “tirare la cinghia” e la regressione del PIL fosse “figo” ed auspicabile. Passata quella crisi “stranamente” questi ideologi hanno perso appeal, eccetto che tra i seguaci di movimenti reazionari fautori dell’eugenetica.

      Infatti gli iscritti a Movimento per la decrescita felice sono tutti nipotini di Mengele. Tutti pericolosi nazisti. Se deve partire con i suoi aneddoti, che ha conosciuto seguaci della decrescita nazisti, ecc anche no grazie,

      L’esempio più evidente è quel Bio, che ideologicamente si propone di produrre meglio con meno. Se si analizzano bene i dati ci si accorge che invece alla prova dei fatti è un metodo che produce alimenti qualitativamente analoghi (e spesso anche peggiori) a quelli dell’agricoltura tradizionale, consumando però più suolo e più energia

      I consumi indiretti questi sconosciuti parte n° 1.356.476.

      Chiunque abbia a cuore l’ambiente sa quanto il trasporto di merci e persone su rotaia sia più ecocompatibile rispetto al trasporto su gomma o ala.

      Infatti per la cronaca chi ha voluto la TAV ha voluto anche il raddoppio dell’autostrada…

      La linea già esistente ha più di 150 anni ed è in pratica una metropolitana di superficie che congiunge tutti i maggiori centri abitati poco a sud delle Alpi

      Mi auguro vivamente che certe cazzate le spari così giusto come provocazione.

      E nonostante tutto questo ancora credi che la Decrescita sia basata solo su desiderata che non essendosi mai realizzate siano innocenti?

      Certo Bezos e Ikea sono per la decrescita. Certamente.

      Nonostante queste premesse che anche i bambini capiscono, l’ideologia decrescitaria contina ad essere ferocemente su posizioni anti-TAV. Per esperienza, per giudicare, invece che basarmi su astratte e fumose teorie, chiedo direttamente cosa ne pensano i suoi seguaci

      Quello che penso io sulla TAV http://www.decrescita.com/news/tav-valsusa-vecchie-verita-nuove-bugie/

      Non conosco molti decrescitari, ma di quelle poche decine con cui ho avuto modo di confrontarmi ho rilevato di come siano contro ogni soluzione “tecnologica”

      Da quello che ho potuto comprendere dai suoi racconti chi non la pensa come lei è sempre un criminale che però le confessa apertamente e spudoratamente i crimini che commette.

  5. Anche riguardo la TAV, lei si limita ad usare gli stessi metodi di altre problematiche e cioè basarsi solo su testi scritti da qualcun altro. Io invece, per capire meglio questo ed altri argomenti, oltre a leggere parecchi testi a favore e anche contro, e chiedere informazioni a due ex caposcalo passeggeri e merci della stazione di Verona, (spero abbia letto da qualche parte che tale scalo è situato esattamente all’incrocio dell’asse Est-Ovest e Nord-Sud dell’Europa con percorso a sud delle Alpi- Entrambi ritengono che la TAV ed il megatunnel del Brennero siano entrambe opere essenziali e STRETTAMENTE COLLEGATE per ridurre tempi, costi ed inquinamento nel trasporto di merci e persone), ho dedotto le mie considerazioni a favore percorrendo varie volte l’anno, e da almeno 40 anni, l’autostrada e la linea ferroviaria tra Trieste e Milano. Qualche volta anche oltre, per visitare mio figlio che vive a Parigi. Quando posso e cioè non devo trasportare qualche cosa, prendo sempre il treno, ma è scomodo è lento a causa di una linea su cui devono convivere sia i traffici a breve percorrenza che quelli a lunga percorrenza. Sull’autostrada, a parte temporanei cali dovuti a crisi e pandemia, ho rilevato (de visu) come ogni anno che passa il traffico aumenti, soprattutto quello dei camion. Talvolta l’autostrada si trasforma in una colonna di auto e camion lunga centinaia di km. L’ultima volta, tornando da Trieste, mia moglie è messa a contare e calcolare la percentuale di camion con targhe dell’Est Europa: poco meno del 70%. Se anche solo la metà di queste merci e camion costretti ad intasare le autostrade dell’asse est-ovest venissero imbarcate sui vagoni della TAV, almeno io ne deduco che si ridurrebbe di molto il consumo di combustibili fossili e di inquinamento. A me che abito a pochi chilometri da questa autostrada, e credo anche a tutti coloro che abitano nella pianura più inquinata d’Europa, interessa molto che si arrivi, ed in fretta a questa riduzione di consumo di combustibili fossili.
    La riscatta parzialmente l’aver finalmente citato (e solo al termine) nel suo articolo che la TAV non riguarda solo la piccola parte del tunnel sotto il Frejus, (già ampiamente traforato da varie tunnel e gallerie e contro cui non ho sentito particolari proteste) ma un più ampio progetto internazionale inteso a ridurre il traffico su gomma e portarlo sul più ecocompatibile traffico su rotaia. Ci voleva tanto per capirlo?

    1. Anche riguardo la TAV, lei si limita ad usare gli stessi metodi di altre problematiche e cioè basarsi solo su testi scritti da qualcun altro.

      Ha ragione, cazzatine come i dati sulla movimentazione delle merci forniti dagli organi competenti. Mi ero dimenticato che la vera scienza si basa invece sul raccontare anedotti di aver parlato con Tizio o Caio o di essere stato qui o là. Sa com’è, sono stato fuorviato da un tizio che ha scritto che la scienza deve essere (testuali parole) “oggettiva, affidabile, verificabile e condivisibile”.

      Qualche volta anche oltre, per visitare mio figlio che vive a Parigi.

      Faccia qualche giro nell’Europa dell’est a vedere come sono messi i lavori di questo fantomatico corridoio Lisbona-Kiev… in posti come la Slovenia, dove l’unico trattato di ferrovia raddoppiato è quello del trenino delle grotte di Postumia. Queste sono cose che ho visto con i miei occhi, solo che non ho mai pensato che si possa fare divulgazione seria in questa maniera, dato che non ho fatto reportage.

      Se anche solo la metà di queste merci e camion costretti ad intasare le autostrade dell’asse est-ovest venissero imbarcate sui vagoni della TAV, almeno io ne deduco che si ridurrebbe di molto il consumo di combustibili fossili e di inquinamento

      La TAV è una specie di treno magico che passa ovunque e toglie dalla strada tutti i camion ovunque vadano. Peccato che le attuali merci su camion utilizzino questo vettore non per limiti del Frejus, ma per altre ragioni.

      La riscatta parzialmente l’aver finalmente citato (e solo al termine) nel suo articolo che la TAV non riguarda solo la piccola parte del tunnel sotto il Frejus, (già ampiamente traforato da varie tunnel e gallerie e contro cui non ho sentito particolari proteste) ma un più ampio progetto internazionale inteso a ridurre il traffico su gomma e portarlo sul più ecocompatibile traffico su rotaia. Ci voleva tanto per capirlo?

      E ci vuole tanto per capire che il progetto della TAV non c’entra nulla con l’ecocompatibilità, dal momento che è previsto all’interno di altri progetto di incremento delle infrastrutture autostradali esistenti? E’ difficile capire che quest’opera non è un tunnel qualunque, bensì un ecomostro di più di 50 km la cui costruzione genera tanti oneri ambientali (in termini di CO2 e altre esternalità) giustificabili solo in presenza di volumi di traffico neanche lontanamente paragonabili a quelli reali?

      A proposito di ‘riscatto’, vedo che lei nell’ultimo commento su decrescita.com mi ha calunniato e alla mia richieste di chiarimenti ha sconigliato come al solito, come quando mi ha accusato di cherry picking. Tipico suo.

  6. Ok. Mi arrendo! Trovo impossibile continuare a discutere con qualcuno che tuttora continua a riferirsi alla TAV come un’opera che riguarda solo il tunnel ferroviario del Frejus. Bisognerà che vada ad avvisare non solo chi dalle mie parti da anni sta protestando contro (nella stragrande maggioranza dei casi persone che purtroppo vengono in qualche modo danneggiate direttamente dai lavori), ma anche gli operai e tecnici che da anni qui nel veronese stanno lavorando in megacantieri che riportano la scritta TAV- Brescia-Verona oppure TAV-Verona-Vicenza. Me la prendo comunque comoda: un ingegnere che ci lavora, non prevede la fine dei lavori (arrivo a Vicenza) prima del 2027-2028. Crisi, pandemie, Pfas e finanziamenti permettendo. Da Vicenza a Venezia esiste solo il piano, ma ancora nessun cantiere. Non parliamo poi della tratta Venezia-Trieste, che purtroppo rimane di la da venire anche solo come tracciato. E da questo si arriva all’assurda deduzione che gli Sloveni ed altri paesi ancora più a Est, siano disinteressati e per questo non abbiano ancora cominciato i lavori dalla loro parte! Così a spanne, comunque a me risulta che i flussi di merci e persone siano prevalenti in direzione Est-Ovest, rispetto al contrario. “Stranamente” questo dato viene confermato da ogni rilevazione statistica! Da queste risulta che è dal lato Ovest della Pianura Padana che passa (nonostante le attuali difficoltà e alti costi di trasporto) circa il 30% delle importazioni e 40% delle esportazioni italiane. E gli svizzeri hanno già pensato di agevolarle realizzando (tutto con soldi loro) il lungo tunnel del Gottardo. Che siano ricchi, ma stupidi?
    In ogni caso mi consolo. Nonostante i ritardi causati anche dalle miopi e puerili proteste, i lavori stanno procedendo e spero di campare abbastanza per poter finalmente andare a visitare a Parigi figli e nipoti usando il treno con tempi decenti ed inquinando meno.
    L’altro motivo per cui trovo inutile continuare a discutere è che lei ed altri decrescitari continuate a confrontare costi ambientali ed esternalità sull’immediato e non sul lungo periodo. Se in passato avessero usato questo stesso miope criterio per ogni attività e realizzazione umana, non avremmo dovuto costruire nessuna casa, ponte, strada o ferrovia. Perché costruire una casa in cemento armato, quando per millenni si sono usati pietre e mattoni legati insieme dalla più semplice calce? Perché costruire una strada quando c’è già un sentiero ben tracciato? Per fortuna chi (il Cavour e Francesco Giuseppe che all’epoca erano acerrimi nemici), più di 150 anni fa ha voluto realizzare l’attuale linea ferroviaria est-ovest (creando immani devastazioni territoriali), non ha avuto a che fare con voi decrescitari.

    1. Trovo impossibile continuare a discutere con qualcuno che tuttora continua a riferirsi alla TAV come un’opera che riguarda solo il tunnel ferroviario del Frejus.

      Perché lei ha questa idea idiota che i ‘decrescitari’ siano contro la tecnologia a prescindere. Invece non è questione di essere contro una tratta alta velocità per partito preso, è invece oggettivamente assurdo perforare per più di 50 km il tunnel di Chiomonte.

      L’altro motivo per cui trovo inutile continuare a discutere è che lei ed altri decrescitari continuate a confrontare costi ambientali ed esternalità sull’immediato e non sul lungo periodo.

      Lei non ha capito una mazza a) della decrescita b) di sostenibilità. Per quanto riguarda la prima amen, per la seconda invece, siccome lei si spaccia per esperto in materia, le cose sono un po’ gravi. Lasciamo perdere poi l’accusa di non pensare alle ‘esternalità di lungo periodo’, detto da uno che consiglia un sistema agricolo intrisecamente basato su risorse non rinnovabili.

  7. Tra l’altro tutti i problemi che stiamo osservando, dai semiconduttori taiwanesi che non arrivano alle merci bloccate in America alla mancanza di carburante in Gran Bretagna o Libano dovrebbero farci preoccupare più di produrre e immagazzinare quello che ci serve che semplicemente di costruire infrastrutture per i trasporti… Se il costo dell’energia aumenta, un paese produttore ha un problema di qualsiasi tipo, non ci sono autisti, e così via, aver fatto tutti questi porti e linee ad alta velocità non ci sarà di grande aiuto. Avere delle scorte e dei produttori domestici sì.

  8. Gaia: sei proprio sicura che l’autarchia non comporti maggiori consumi e sprechi?
    Secondo te, ogni paese dovrebbe auto prodursi il cibo e tutti i beni che servono ad una vita decente!? Ed anche inventarseli, dato che la maggior parte delle nuove tecnologie è coperta da brevetti industriali. A proposito di nuove tecnologie, ad una sua conferenza ricordo di aver sentito Pallante insistere molto sull’efficientamento energetico delle abitazioni applicando pompe di calore geotermiche, moduli fotovoltaici, solare termico, coibentazioni di muri e serramenti con nuovi materiali isolanti, ecc.ecc. Ovviamente, come ambientalista, mi trovo pienamente d’accordo, ma questa è la classica scoperta dell’acqua calda spacciata per propria perché tale riconversione è auspicata, sponsorizzata e finanziata già da parecchi anni ( da molto prima dell’attuale Superbonus 110%) e da governi europei sia di destra che di sinistra. Più o meno come la critica al “metro” del PIL, che molti economisti hanno fatto decenni prima dell’inizio dell’ideologia decrescitaria. Oltre a scoprire l’acqua calda i decrescitari spesso cadono anche in palesi contraddizioni. L’adeguamento energetico di decine di milioni di immobili comporta infatti un enorme aumento di consumo di materie prime. Lo scopo è giustamente ridurre a medio e lungo termine il consumo di combustibili fossili: consumo-investo di più ora (alzando inevitabilmente anche il detestato PIL), per risparmiare però energia nel lungo periodo. Se tale criterio è corretto, non si capisce quindi il motivo per cui in quella stessa conferenza Pallante si sia scagliato contro la TAV e la costruzione delle rotonde. Non hanno forse anche queste infrastrutture lo stesso intento di ridurre i consumi a medio-ungo termine? Appurato che è difficile capire quanto sia importante rimuovere l’ostacolo principale di una linea ferroviaria lunga centinaia (migliaia) di Km, spero sia più facile capire che fermarsi continuamente ai semafori, tenendo per vari minuti il motore acceso per poi ripartire accelerando comporta tempi di percorrenza e consumi maggiori rispetto al traffico più fluido che permette una rotonda. A questo punto resta da chiedersi a cosa serva l’ideologia decrescitaria visto che nel migliore dei casi predica propositi a cui tanti altri avevano pensato e messo in pratica e nel peggiore continua a predicare bene per poi razzolare male. Non credo ci sia da stupirsi che tale ideologia piaccia oramai solo a gente confusa (vedi pentastellati), a nostalgici reazionari oppure a cittadini con lavoro fisso (o pensionati) nel settore terziario e che non hanno mai avuto alcuna esperienza diretta nelle attività produttive primarie o secondarie.
    Di solito scrivo in fretta e non ho abbastanza tempo di andare a cercare le letture che, oltre alle esperienze e riflessioni personali, mi hanno indotto a pensare in un certo modo. Stavolta mi sono alzato più presto del solito per cui ho avuto il tempo per cercare ed allegare alcuni link interessanti.

    https://www.stradeeautostrade.it/traffico-smart-mobility/eco-compatibilita-e-prestazioni-delle-rotatorie-stradali/

    https://riformismoesolidarieta.it/la-rivista/sostenibilita/tav-meglio-aumentare-i-consumi-di-benzina-che-ridurre-linquinamento/

    https://www.wired.it/attualita/politica/2019/01/11/tav-torino-lione-cosa-dicono-studi/?refresh_ce=

    Burney J.A., Davis S.J., Lobell D.B. 2010. Greenhouse gas mitigation by agricultural intensification, Proceedings of the National Academy of Sciences, 107, 12052-12057

    ​ Strategies for feeding the world more sustainably with organic agriculture
    • Adrian Muller, 

    https://www.fidaf.it/wp-content/uploads/2018/09/LM-FB-AG-2018-Commento-al-rapporto-Cambia-la-terra-2018-di-Federbio1.pdf

    1. Rispondo sulle cose che già conosco:
      – Tav: i favorevoli all’opera partono da due bias 1) che la TAV serva per rimuovere traffico stradale, fatto smentito da tutti i progetti di raddoppio dell’autostrada paralleli alla TAV 2) che esistano delle quote di merci trasportate su gomma a causa delle mancanze della linea attuale: no, la linea storica è sfruttata per le metà o meno della metà della sua capacità. Quindi la ragione per cui magicamente dovrebbero passare le merci da gomma a treno con la TAV resta misteriosa (il fallimento economico dell’Eurotunnel dovrebbe insegnare qualcosa). Inoltre, nel 2012 il gestore dell’infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento Lione-Torino avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, che sarebbero state compensate oin 25 anni con il traffico di merci movimentato nelle ipotesi, del tutto gonfiate; se fosse solo la metà (e sarebbe un dato comunque decisamente più elevato del traffico attuale) ce ne vorrebbero 50. Tutte queste osservazioni sui consumi indiretti sfuggono sempre al sig. Burlini, che vede solo campo grande/campo piccolo, camion/treno e ignora tutto quanto ci sia a monte;
      – rotonde: il ragionamento sulle rotonde dà per scontato che si useranno motori a scoppio per sempre, mentre questi dovrebbero sparire nel giro di una decina d’anni o poco più. Quindi tutti questi lavori di cementificazione, con i relativi impatti in termini di CO2 e terreni occupati, perdono sostanzialmente il loro scopo, perché il motore elettrico non ha il problema dei regimi bassi in sosta al semaforo. A quel punto, ai sostenitori delle rotonde l’onere di dimostrare che migliaia e migliaia di tonnellate di cemento e perdita di ettari di fotosintesi sia preferibile all’elettricità spesa dai semafori;
      – l’articolo di Burney e altri lo conoscevo già (https://staging.apocalottimismo.it/vanagloria-ecologica-agroindustriale/) ed è il classico ragionamento capzioso di quelli che piacciono al sig. Burlini. Se io dicessi che, siccome un SUV attuale ha un rapporto consumo/emissioni più basso di quello di una Fiat 600 degli anni Cinquanta allora la via della sostenibilità è costruire SUV sempre più sofisticati, mi riderebbero tutti in faccia. Se però dico che l’efficienza per unità di prodotto dell’agroindustria è migliorato rispetto a 60 anni fa e che se avesse mantenuto le prestazioni di 60 anni fa il suo impatto sarebbe peggiore, quindi l’agricoltura industriale è sostenibile… allora passo per genio! Ovviamente il paradosso di Jevons si è mangiato tutti i miglioramenti di efficienza e l’impatto attuale è maggiore di quello di 60 anni fa. I fertilizzanti azotati stanno ad esempio creando un danno al clima (https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/9775/n20-una-crescente-minaccia-per-il-clima) che non me ne faccio nulla dicendo “ah ma se fossimo rimasti alle prestazioni di 60 anni fa sarebbe peggio!”.
      Ovviamente, omettendo cosucce come il superamento della capacità di carico o la dipendenza da risorse non rinnovabili (cioé evitando riferimenti alla QUANTIFICAZIONE del danno ecologico, e quindi anche alla quantificazione dell’intervento necessario per risanarlo) puoi far credere che qualsiasi miglioramento di efficienza sia sufficiente per arginare il problema. Un po’ come un superobeso che debba perdere un quintale di peso che si vanti di una di una dieta che gli fa perdere 5 kg all’anno, per capirci.
      Tra l’altro, gli autori auspicano un aumento dell’intensificazione e quindi dell’efficienza che si è bloccato da tempo. I grandi miglioramenti di efficienza (in agricoltura come in tutti gli altri campi) sono stati notevoli da metà anni Settanta, quando cioé la crisi petrolifera ha reso la variabile energetica particolarmente onerosa e quindi si è intervenuto massicciamente per il risparmio di energia e risorse. Oggi tali miglioramenti hanno raggiunto sostanzialmente un plateau.

      1. Dando un’occhiata invece al report della FIDAF contro il biologico, quello contiene tutte quelle cose che a parole lei tanto aborrisce: dalle famigerate ‘ciliegie’, come quella di presentare l’allevamento intensivo meno impattante di quello estensivo utilizzando uno studio che paragona l’allevamento tipico statunitense del 1944 con quello attuale, con tutt’altro tipo di razze bovine (si fa anche un po’ peggio delle ciliegie, tipo presentare il numero in crescita di alveari degli apicoltori come prova di un presunto aumento delle api in generale, anche delle selvatiche) oppure i paragoni ‘mele con pere’, dove polemicamente paragonano il glifosato con il solfato di rame, cioé erbicida vs funghicida. Quindi non sarebbe più sensato paragonare il solfato di rame con un prodotto tipo Metalaxyl, ad esempio (che quando è stato scritto il Rapporto nel 2018 mi pare che fosse molto usato e non sottoposto a restrizioni)? Ci sono anche altre cose strane, per la FIDAF il glifosato non è dannoso per gli organismi acquatici, per l’ECHA invece è “Aquatic Chronic 2; H411 (Toxic to aquatic life with long lasting effects)” (https://echa.europa.eu/it/-/glyphosate-not-classified-as-a-carcinogen-by-echa)
        Per il resto, solita tattica di omettere tutto gli argomenti scomodi, in particolare quelli relativi ai fertilizzanti e alla loro dipendenza da risorse non rinnovabili. A volte però maldestramente:

        “‘Riduzione della domanda di energia fossile: l’agricoltura biologica necessita in media del 30% di energia in meno per unità di prodotto, grazie all’impiego di mezzi e tecniche a basso impatto e di catene di vendita molto corte, preferenzialmente a livello locale – prodotti a km zero (pagina 42)’.
        Come si fa a parlare di km zero quando il 50% del biologico che si consuma nei paesi sviluppati è
        importato da altri paesi lontani e soprattutto da paesi sottosviluppati?”

        Cioè, non contestano il dato del 30% di energia in meno del biologico (non lo possono fare) ma la buttano in caciare sul kmzero facendo insinuazioni sulle importazioni da pvs! (foss’anche vero non c’entrerebbe nulla sul piano tecnico)

        Però c’è una cosa interessante, che smentisce una delle sue tante polemiche sui miei blog; si legge infatti nel rapporto FIDAF:

        “Le aziende biologiche non hanno nessun obbligo di detenere un allevamento di bestiame ed infatti in molti casi si guardano bene dal detenerlo perché troppo impegnativo. Di conseguenza le aziende biologiche comprano il letame in aziende convenzionali (unica limitazione è che non siano intensive)”

        Quindi persino loro smentiscono che il letame impiegato nel biologico derivi da allevamento intensivo (anche perché semmai da quello si possono ottenere liquami, che sono un’altra cosa)

  9. Franco, non ho detto che bisogna autoprodursi tutto (infatti ho parlato anche di scorte oltre che di produzione).
    Presumibilmente si commercerà sempre; non c’è nessun motivo, però, per far arrivare cibi e merci dall’estero che siamo perfettamente in grado di produrre in Italia o in paesi più vicini. Una fetta molto consistente del traffico merci potrebbe essere eliminata rilocalizzando le produzioni, così non ci sarebbe bisogno di tutte queste nuove infrastrutture (che sono sovradimensionate, vedi TAV, rispetto ai traffici attuali, figurarsi se questi traffici dovessero ridursi).

  10. https://www.ilnuovoagricoltore.it/mais-con-i-biostimolanti-si-riduce-lapporto-di-azoto/
    Invito Franco ad aggiornarsi.
    Il futuro dell’agricoltura è nelle micorrize, non nel ritorno alla rivoluzione verde.
    Gli allevamenti intensivi sono insostenibili.
    http://www.ilnuovoagricoltore.it/piu-erba-medica-e-meno-emissioni-per-valorizzare-il-made-in-italy/
    (Viene da chiedersi quanti terreni coltivati ad erba medica dovremmo avere in italia per compensare le importazioni mancanti)

    I

    1. Probabilmente non basterebbero i terreni disponibili. Girala come vuoi, in Italia c’è troppa gente e troppo poco terreno agricolo. L’erba medica non è una novità, se gli allevamenti importano soia c’è un motivo…
      (Preciso che io non uso né l’una né l’altra, ma erba e fieno e ogni tanto qualche cereale)

      1. Appunto, l’erba medica non è una soluzione, però il nostro esperto ci dice che importare i mangimi non è più possibile, per una ragione di costi.
        Per quanto riguarda la troppa gente
        mi piacerebbe sentire anche su questo il parere di un esperto.
        Ho il sospetto che solo col mais che si coltiva in una piccola frazione del nostro territorio, ed è destinato all’allevamento, quasi quasi si potrebbero fornire calorie sufficienti per tutta la nostra attuale popolazione
        http://www.assomais.it/il-mais-in-italia/
        La sua produzione in granella è pari a circa 11 milioni di tonnellate che vengono ottenute dalla coltivazione di 1,1 milioni di ettari su un totale di circa 13 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (SAU) a livello nazionale.
        Si tenga presente che da 100 grammi di farina di mais si ricavano circa 400 grammi di polenta. Poco meno del doppio di una porzione media.
        Mi dispiace di essere così terra terra, ma visto che si parla oramai di
        alimentazione alla canna del gas, mi sembra opportuno iniziare a fare due conti.

        1. Per l’alimentazione non servono solo calorie! Quando ci si alimentava solo di mais la gente aveva la pellagra.
          Ho fatto un calcolo, di recente, e in Italia abbiamo circa 2000 mq di terreno agricolo a testa. Non basta per mangiare in un clima come il nostro, e calcola che in questa cifra comunque devi considerare non solo il cibo ma anche altri prodotti agricoli come alcolici, fieno e mangimi per animali non produttivi (tipo tutti gli animali da compagnia e da sport), legna per la carta, fibre per vestiti, fiori, energia (il mais di cui tu parli in parte produce biogas)…
          Ci siamo cacciati in una situazione pericolosissima. In Italia si faceva la fame quando eravamo molti meno di così. Ne siamo usciti grazie all’industrializzazione (che ci permette di importare a buon prezzo quello che ci serve da paesi più poveri) e al petrolio (che aumenta le rese, ma temporaneamente). E ovviamente alla distruzione delle ultime aree naturali rimaste, per esempio con le bonifiche.

          Al momento l’Italia non è in grado di prodursi tutto il cibo che consuma e i prodotti della terra che le servono, e infatti importiamo non solo soia per gli allevamenti, ma anche olio d’oliva e altri prodotti insospettabili. Ci sembra di essere il paese del cibo perché “esportiamo”, ma vai a vedere cosa: vino (prova a mangiare il vino se c’è una carestia), prosciutti e parmigiani fatti con la soia dell’Amazzonia…

          Sull’idea che basta redistribuire il cibo attualmente prodotto e non dobbiamo preoccuparci della popolazione, e su tutti i motivi per cui questo non è vero, avevo scritto tempo fa. Mi permetto di linkare: https://gaiabaracetti.wordpress.com/2016/08/05/cibo-per-tutti/

          1. Veramente non intendevo proporre di ritornare a mangiare solo mais.
            Era più che altro per avere una misura di riferimento,
            avendo a disposizione dei dati precisi su questo cereale.
            Lo stesso, avendo i dati, si potrebbe fare con il grano, o il farro ecc.

  11. Fuzzy, non per essere polemica, ma il fatto è che non ci nutriamo solo di cereali, e comunque la questione del cibo è estremamente complessa, e come ti dicevo l’agricoltura non produce solo cibo ma un sacco di altre cose, quindi dire quanti cereali siamo in grado di produrre non ci dice niente su tutto il resto, e neanche sulla sostenibilità a lungo termine di questa produzione.

    I calcoli su quante persone il pianeta potrebbe sostenere variano tantissimo, a seconda del tenore di vita medio che si ritiene “giusto” sia garantito, ad esempio, o della quantità di spazio e risorse che sarebbe “giusto” condividere con altre specie. Queste stime comunque si aggirano sul paio di miliardi in tutto. Non serve che ti dica che siamo ben oltre.

    Non c’è alcun dubbio che in Italia siamo troppi e importiamo risorse dall’estero che 1 non avremo per sempre 2 non è giusto sottrarre ad altri (e questi altri si stanno anche stufando di darcele, come si vede dagli aumenti dei prezzi in vari settori). Questo è il fatto fondamentale che bisogna iniziare ad affrontare. Questo blog è uno dei pochi spazi in cui si fa.

    1. Mah, per quanto ne so, parlando di cibi vegetali, l’impresa più complessa sarebbe produrre i cereali, che apportano non solo calorie, ma anche proteine ed altro. Poi ci sono i legumi, proteici ma non solo, e le verdure e la frutta per le vitamine, gli antiossidanti ecc. Il resto credo abbia un peso marginale.
      Se già con i cereali sei a buon punto, sarà più facile con i legumi e le verdure.
      tantopiu che questi si possono coltivare facilmente negli orti.
      Gli animali per quanto mi riguarda dovrebbero stare nei pascoli.
      Bisognerebbe quantificare.
      https://www.mioecomenu.it/
      Io mi ci sono un po’ cimentato e devo dire che non mi pare impossibile ricavare di che vivere in 2000 mq.
      Anche senza fertilizzanti arature e tutto l’armamentario da guerra.
      Se devo trovare una difficoltà, direi che sarebbe piuttosto quella di redistribuire equamente i terreni.
      Da sempre il maggiore ostacolo per la sicurezza alimentare, oltre le guerre, mi pare sia stata la presenza di latifondi improduttivi, oppure dediti alla produzione di cose non vitali come tabacco, caffè, olio di palma, biocarburanti, ecc. Ci metto anche il mais e la soia Ogm.

  12. Fuzzy, provaci e poi mi dici. Ma tutto tutto quello che mangi, non solo gli ortaggi e i cereali! Io sono convinta che in un clima e ambiente come il nostro non sarebbe possibile, e anche se lo fosse saresti a filo, va storta una cosa e muori di fame. Sempre meglio tenersi dei margini.

    Innanzitutto una buona parte dell’Italia è montuosa, quindi meno produttiva per vari motivi. In quei 2000 mq, a quanto mi risulta, dovresti anche includere i pascoli (e frutteti, o non vuoi mangiare frutta?). Io sinceramente non vedo come, in un clima e con un’orografia come la nostra, potresti mantenere una persona con 2000 mq e nessun input esterno. Io di sicuro non ci riuscirei. Ho a disposizione ettari di pascolo e qualche orto, e compro ancora buona parte di quello che consumo. I cereali quest’anno li hanno distrutti tutti i topi. Anche molti raccolti di patate sono andati male.

    Sono calcoli difficili da fare, ma ricordati che dovresti anche includere grassi per cucinare, spezie o erbe, e anche se tu pensi che caffè e co. non siano cose vitali sinceramente non vedo perché porsi come obiettivo la mera sussistenza, senza neanche una tazzina di caffè, un bicchiere di vino o un mazzo di fiori. Che senso ha? Vogliamo vivere bene o non morire di fame?

    Inoltre in quei 2000mq pro capite devi anche produrre un minimo per l’esportazione, dato che devi procurarti valuta estera per ciò che non possiedi, tra cui cose fondamentali per la sopravvivenza quali ad esempio il sale.

    1. Beh, certo non si può coltivare il mais al Sud. Oramai al di sotto del Po brucia tutto.
      Coltiverai i cereali vernini. Il Farro è perfetto per le zone appenniniche, tipo Garfagnana. Dove il clima è secco se non arido può essere adatto il miglio, e così via.
      Ma se è vero che solo dal mais si ottengono
      11 milioni di tonnellate che vengono ottenute dalla coltivazione di 1,1 milioni di ettari su un totale di circa 13 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (SAU) a livello nazionale.
      E non vedo perché non dovrebbe essere vero, ci puoi aggiungere tutto il resto di cereali che si è detto, e io penso che ce la si possa fare.
      La frutta…
      Quest’anno i miei alberi non hanno fatto un frutto. Persino il kiwi che riempiva solitamente diverse casse, per la prima volta da almeno quarant’anni non ha prodotto niente. Ma c’è anche stata una siccità terrificante. Una cosa mai vista, con un vento costante che ha bruciato tutto.
      Ecco, un altro fattore importante da mettere in conto sono i cambiamenti climatici.

      1. Mi scuso per la punteggiatura, ma per scrivere uso lo smartphone. I puntini e le virgolette a volte mi scappano. Non li vedo proprio.

  13. Fuzzy, come spesso sottolineano gli autori di questo blog, le enormi rese attuali sono dovute ai combustibili fossili. Inoltre i metodi di coltivazione industriali inquinano e degradano il terreno, per cui non sono sostenibili. I calcoli dovrebbero essere fatti escludendo combustibili fossili se non in minime quantità, concimi d’importazione, e pesticidi ed erbicidi. Nonché considerando i cambiamenti climatici. Nessuno sa quali sarebbero le rese contate così.

    Comunque, potrebbe essere un bell’esperimento: prova a vedere se riesci a sfamarti completamente, senza prendere nulla da fuori (magari neanche l’acqua!), con un quinto di ettaro. Io so che non ci riuscirei. Inoltre, lo ripeto perché non mi rispondi su questo punto :), dovresti farci stare anche tutte le altre cose che sono produzioni agricole ma non alimentari, come le fribre o la carta, nonché quel surplus che serve all’Italia, povera di energie e materie prime, per importarne da fuori (per esempio, per fare una zappa).
    E poi dovresti convincere tutti gli italiani a non fumare, non bere niente che non sia acqua, e non tenere nessun animale da compagnia o per sport, nemmeno un canarino.
    A me sembra un po’ rischioso ragionare così…

    1. Ma guarda che tra quello che coltivo nel mio orto-frutteto (nelle annate normali) e il mais che viene coltivato in un campo di proprietà di mia moglie e attualmente viene venduto o svenduto, già adesso ci potremmo vivere in due con un’eccedenza anche notevole. Posso immaginare che se quel campo venisse coltivato a farro, che produce molto meno del mais ma non ha bisogno di niente, nemmeno del diserbo, da 3000mq con una produttività stimata al minimo di 100 grammi al mq ( in pianura ci si aspetta un rendimento di 200 g) verrebbero fuori circa 300 kg di questo cereale che è considerato un alimento completo.
      Che vuol dire, una volta cotto, 600 kg
      per 2 persone e quindi quasi un kg di farro al giorno a testa. E chi lo mangia un kg di farro al giorno? Ne mangerai al massimo 300 grammi tra pasto e cena!
      Capisci i miei dubbi?
      Non è che voglio che la gente faccia…è che secondo le mie semplici stime il rischio di restare senza cibo nel nostro paese potrebbe essere sopravvalutato.

      1. Fuzzy, quindi tu non compri mai cibo? Chiedo seriamente: niente olio, niente formaggio o uova, niente zucchero, niente patate, niente pasta, niente di niente? Viene tutto dalla tua terra tutto l’anno? Io mi occupo di agricoltura quasi a tempo pieno e non riesco neanche lontanamente a soddisfare i miei bisogni. È vero che vivo in montagna, ma sono davvero tanti gli italiani che vivono in montagna.

        (Riguardo al mais, da quello che capisco lo fate coltivare ad altri per cui come ti dicevo se usano i metodi industriali non puoi calcolare solo lo spazio coltivato ma anche tutta la terra ulteriore che vi fornisce tutti gli input. E comunque non puoi mettere cereali sullo stesso terreno ogni anno)

        Comunque l’Italia già adesso non produce a sufficienza rispetto a quello che consuma. Quindi non sto parlando di un rischio sopravvalutato, come dici tu, ma della realtà nel nostro paese.
        Le notizie che quest’anno l’Italia ha finalmente “raggiunto l’autosufficienza alimentare” in realtà dicono 1 che prima non ce l’aveva 2 soltanto che quello che esporta è in valore economico più di quello che importa, ma per l’appunto se tu vendi prosecco agli inglesi a caro prezzo e importi soia a poco prezzo dal Brasile, ma la soia ti sfama e il prosecco no… oppure se tu vendi il Parmigiano a peso d’oro, ma le vacche hanno mangiato mangimi importati, dove sarebbe l’autosufficienza alimentare? È solo un trucco.

        Infine, per l’ennesima volta, ti ricordo che esistono anche molti e importanti usi non alimentari del terreno agricolo, che sono ineliminabili o quasi, e la terra sempre quella è. Per cui, anche se tu non coltivi miglio per canarini o riso per cani o fiori per i cimiteri, qualcuno da qualche parte lo fa. Sempre su quei 2000 mq.

        1. Per la parte “ortofruttocola” sono quasi autosufficiente pur con un orto piccolissimo di 30mq (che sto pensando di ampliare, essendo andato in pensione), più varie aiuole di erbe spontanee commestibili da cui ricavo delle misticanze.
          Ho diversi alberi da cui nelle annate buone ottengo moltissima frutta e altrimenti mi accontento di quello che producono il kiwi il fico e il prugno. Quest’anno come ho già scritto è stato un anno terribile e come frutta non ho raccolto niente.
          Formaggio ogni tanto ne compro, uova mai, carne mai, olio d’oliva lo compro.
          Della pasta ti ho già detto. Per quanto mi riguarda la parte di cereali e’ quella più difficile da produrre, richiedendo più terreno e quindi più lavoro.
          Quel mais che viene coltivato da terzisti e che potrei utilizzare in prima persona viene svenduto e appena appena ripaga delle spese. Viene utilizzato per l’alimentazione animale.
          Se dovesse succedere che si arrivi alla canna del gas coltiverei farro e lo conserverei per le mie esigenze.
          Ma il punto non sono io, è che secondo me se mai ci saranno problemi di fame nel nostro paese avranno origine da altre cause rispetto alla semplice proporzione popolazione/terreno agricolo.
          Non sto a rileggere quello che ho scritto, per ragioni oculistiche.

  14. Fuzzy, allora ti lascio in pace per non stancarti ulteriormente gli occhi. Io mi sono accorta che la maggior parte delle persone prende il proprio orto come misura della produttività agricola, non rendendosi conto che frutta e verdure (legumi esclusi), per quanto importanti, non sono la base dell’alimentazione umana e non sono quelli che ci mandano avanti. Abbiamo bisogno di enormi quantità di calorie e grassi. Siamo animali iperattivi e voraci. Dobbiamo poi vestirci, scaldarci, divertirci, eccetera – sempre con i frutti della terra.
    Sui cereali mi hai già detto ciò che pensi, concludo solo con un’osservazione: come mai, allora, quando la disponibilità di terreno agricolo pro capite era molto maggiore di ora (più terra agricola, meno gente), le persone sapevano lavorare la terra bene e lo facevano quasi dalla culla alla tomba, l’Italia esportò emigranti disperati per generazioni? In parte la risposta si trova nelle diseguaglianze, ma anche i nobili quel cibo lo mangiavano, non è che lo buttassero via.

    La risposta che mi sono data io è: industrializzazione di tutto, agricoltura compresa. Siccome l’industrializzazione com’è ora non è sostenibile a lungo andare, dovremo cambiare strada e io non la farei tanto facile.
    Complimenti comunque per la resa da un orto così piccolo 🙂

    1. Emigranti
      Me lo sono chiesto anch’io.
      Secondo la mia ipotesi, almeno in italia, c’è stato per secoli, almeno dai tempi dell’impero romano, la presenza ingombrante del latifondo improduttivo.
      Vedi alla voce latifondo romano
      https://www.quarsoft.info/index.php/roma-e-medioevo/l-epoca-romana/il-latifondo-romano
      Oppure latifondo su enciclopedia Treccani.
      Magari anche su questo occorrerebbe il parere di un esperto (non di parte).
      Ricordo che già Gombrich, nella sua breve storia del mondo descriveva del disinteresse dei nobili francesi nei confronti dei propri possedimenti che venivano tenuti male coltivati intenzionalmente per poter praticare la caccia. Siamo nell’epoca che precede la rivoluzione francese.
      Poi di tanto in tanto il clima cambiava ed era un disastro. Oppure come durante la guerra dei trent’anni sul territorio tedesco, le campagne erano continuamente percorse da eserciti di varie nazionalità, che depredavano tutto ciò che trovavano.
      Insomma, varie cause, per la fame, non soltanto tot terra per tot popolazione.

      1. Ricorda però che latifondo improduttivo = tanta biodiversità
        Più l’agricoltura è produttiva, meno forme di vita sostiene quel pezzo di terra.

        Goethe descrive un’Italia tutta coltivata e già soggetta a bonifiche. In Sicilia non c’era un metro quadro che non fosse a grano, dice lui (“qui al grano si sacrifica tutto”). Eppure la gente era poverissima. La differenza, come dicevo, l’hanno fatta l’industrializzazione e la devastante ma temporaneamente produttiva Rivoluzione Verde. Adesso queste due dovranno essere invertite, e abbiamo meno terra pro capite che nel Settecento.

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