La grande macchina dei mass media si è scomodata in pompa magna per l’ennesimo scambio a colpi di tweet che ha visto coinvolto l’onnipresente ministro degli Interni Matteo Salvini, questa volta impegnato in un duello a distanza con la deputata PD Maria Elena Boschi. Ecco gli highlights dell’epica tenzone:

 

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Al di là dei toni accesi e dei titoloni roboanti, queste guerre alla tastiera tramite i social network denotano la più totale autoreferenzialità comunicativa, al punto da chiedersi il perché di tanta attenzione. Infatti, non aggiungono alcuna nuova informazione, ripetono slogan prevedibili (ad esempio chi, attaccato ora da Salvini, non tirerebbe in ballo la vicenda Savoini?) e, soprattutto, non smuovono nulla nell’opinione pubblica: se eri già un sostenitore di Salvini o Boschi tale rimani, se li detestavi entrambi di certo non ti hanno fornito argomenti per iniziare ad apprezzarli. Qual è quindi l’utilità di tanto casino, a parte dare un po’ di materiale in pasto a TV, giornali e Web?

Chi conosce un pochino la cultura hip hop avrà notato la grande affinità tra queste polemiche e i dissing tra artisti rapper, all’interno di quello che viene chiamato ‘rap game’. In pratica, per non abbassare l’attenzione sulla loro scena musicale ed eccittare costantemente il pubblico, i rapper si lanciano offese e accuse incrociate, coinvolgendo i rispettivi fans nelle dispute. Per un giovane emergente, ad esempio, lanciare un dissing o essere dissidato da un esponente della vecchia guardia può essere un ottimo trampolino di lancio, a differenza di ricevere complimenti positivi che potrebbero essere facilmente tacciati di ipocrisia e marketing discografico. Spesso, come forma di solidarietà, un rapper affermato decide di dissare qualcuno in crisi, nella speranza ovviamente che tale ‘servigio’ gli venga ricambiato nei periodi di vacche magre; insomma, farsi i fatti propri, nell’ambiente rap, è scarsamente indicato (così come nella politica italiana).

In quest’ottica, la sciarada Salvini-Boschi assume perfettamente senso:

 

Ovviamente, come nel rap game gli artisti delle varie crew si mettono a parteggiare al fine di raccogliere almeno le briciole del clamore generato, anche nel teatrino della politica assistiamo al medesimo canovaccio:

 

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(Se i ‘commenti rivoltanti’ fossero stati rimossi sarebbe stata dura trovare una ragione per twittare, vero Laura?).

 

Non è facile aprire gli occhi ai ragazzini sul rap game, su quanto sia costruito e connivente, ma spiegare la farsa del politics game agli adulti rappresenta un’impresa ancora più ardua, forse impossibile. Ma vale la pena di provarci, se non altro per le persone il cui dissenso è veramente represso da Salvini e per le donne che subiscono sessismo senza alcun tornaconto mediatico.

 

 

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